Convegno famiglia ???

(questo post è stato scritto a marzo 2019, in occasione del convegno sulla famiglia di Verona. In generale, è rivolto a tutti quelli che hanno inventato quella stupidaggine della “teoria del gender”)

Quando sono nata ero un bel bambinotto di quattro chili, con capelli biondi e due occhioni quasi azzurri che avrebbero sempre convinto tutti.

Ho cominciato presto ad amare le donne, e loro ad amare me. Ne ho avute tante ed è stato sempre molto bello: perchè non avevo SOLO i capelli biondi e due occhioni quasi azzurri che convincevano tutti…

Ho cominciato presto ad amare le donne e non ho mai smesso. E mentre crescevo, insieme alla consapevolezza che le avrei sempre amate (e ben prima di poter iniziare a farlo realmente) mettevo a fuoco un’altra consapevolezza, terribile e inconfessabile: non ero un uomo, nonostante le inequivocabili apparenze. Era qualcosa che sapevo da sempre (a tre anni era già chiarissimo) ma che faticavo a decifrare.

Iniziai a nascondere la donna che ero sotto strati di muscoli sempre più allenati, pilotando moto da cross e impegnandomi nelle attività più virili e mascoline, e senza lasciarmi scappare ogni possibile occasione per esibire i miei pettorali allenati e i miei addominali scolpiti. E mentre gli altri guardavano me, io segretamente guardavo loro: le ragazze, le donne, le mie simili. Quelle alle quali però non assomigliavo proprio (manco per il cazzo, si potrebbe legittimamente dire).

E quando il sipario della sera calava sulla scena della mia recita quotidiana di Vero Uomo, nel silenzio e nella solitudine del mio letto i mostri della notte venivano puntualmente a trovarmi, diventando di giorno in giorno sempre più numerosi e terribili.

Guarirò? Mi chiedevo… forse dopo che avrò fatto l’amore la prima volta con una donna mi passerà? (e poi) …forse quando sarò grande e avrò la barba? …forse dopo la maturità …forse con una bella moto nuova …forse dopo il matrimonio. Ad un certo punto ho esaurito gli obiettivi: ero cambiata io e cambiava il mondo intorno a me ma l’unica cosa che non era mai cambiata erano i miei pensieri più intimi, quelli terribili che accompagnavano le mie notti.

Ci son voluti trent’anni di vita (vissuta estenuantemente con il freno a mano tirato) per arrivare all’incontro decisivo. Ovviamente era una donna, e l’abbiamo fatto sulla poltrona del suo salotto. Era il mio primo incontro di analisi, che avevate capito?

Fu lei a insegnarmi la cosa più importante, l’unica che contasse davvero: non c’è nulla di sbagliato in te, devi solo capire di avere un dono unico e bellissimo, e che l’unica strada per la serenità è quella di imparare ad amarti per ciò che sei, essere unico e irripetibile, come ognuno di noi.

Vuoi diventare donna? Lo potrai fare. Vuoi farti due tette così? Lo potrai fare. Potrai fare quello che vuoi, ma prima di tutto amati per ciò che sei, perchè quello è l’unico modo per mettersi in cammino con la speranza di arrivare da qualche parte. Tutto il resto saranno solo conseguenze.

Sono stata fortunata: ho capito e ho messo in pratica.

A questa donna devo la vita, quella vera, quella iniziata il giorno in cui ho detto “adesso basta”, smetto di travestirmi da uomo. E per essere sicura di essere convincente, di dirlo davvero nel modo migliore e a tutti, andai a raccontarlo in televisione, al Maurizio Costanzo show: volevo che tutti conoscessero la VERITA’, perchè in questi argomenti delicati capire il senso sbagliato è un rischio sempre in agguato e sempre molto alto.

Da quel giorno sono la donna che sognavo di essere.
NON mi sono fatta due tette così.
NON sono andata sotto ai ferri per trasformare il mio corpo: il mio corpo era perfetto – anche se non era quello che avrei voluto – e non mi pareva giusto mortificarlo.

Avevo solo bisogno di essere compresa (letteralmente: accolta, presa in se) ma quello spazio sembrava non esistere: c’erano solo la casella “F” e la casella “M”, per chi era come me non sembrava esserci uno spazio. Ho dovuto lottare con determinazione, ma alla fine ci sono riuscita. L’ho trovato, e poi ho scoperto che era sempre stato lì, davanti al mio naso, solamente non ero capace di vederlo: si chiamava libertà.

Nessuna persona ragionevole sceglierebbe consapevolmente e liberamente la diversità. Non è una scelta di vita: la diversità accade, e non facilita per nulla le cose. È impegnativa, difficile, a volte ti schiaccia. Alcuni, come me, hanno la fortuna di capire che può essere un dono prezioso, ma non è detto: per molti, probabilmente la maggioranza, la diversità resta una croce da portarsi addosso per tutta la vita.

Accogliere, ove possibile anche aiutare, le persone in condizioni particolari dovrebbe essere un principio presente in ogni persona dotata di buon senso: ma a quanto pare questo è un bene prezioso e sempre più raro.

Dedico questo pensiero a tutti quelli che si fanno domande perchè non riescono a capire. In particolare, dedico questo pensiero a tutti gli imbecilli che hanno inventato la teoria del “gender”, e a quelli che stanno promuovendo quella cavolata galattica del “convegno per la famiglia” di Verona. E, soprattutto, lo dedico a tutti gli imbecilli che daranno loro retta…

Mia Battaglia (neanche a farlo apposta…)

Ps: se vi piace, condividete: mi farete felice!

00

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.