io e lo sport

genere: uomini duri

genere: uomini duri

accade a molte di noi: poichè dentro di te senti di non essere un maschietto come gli altri, per molti anni continui a lottare per essere ciò che non sarai mai… leggi tutto
genere: misto

genere: misto

ad un cero punto (e finalmente) ho smesso di giocare a fare il Vero Uomo che non ero… leggi tutto
al diavolo il genere

al diavolo il genere

prima troppo maschile, poi troppo marcatamente femminile… la mia dimensione più vera si è rivelata alla fine (ma che sorpresa!) quella intermedia… leggi tutto

L’importante è partecipare

Canazei 2003, in ricognizione il sabato sul percorso di gara

Canazei 2003, in ricognizione il sabato sul percorso di gara

Fino a quando non ho trovato il modo per fare “amicizia” con la donna che mi portavo dentro, la disforia di genere ha letteralmente dominato la mia esistenza, costringendomi ad un continuo sforzo per controllare la situazione.

L’unica cosa che mi alleviava la tensione, e che riusciva a farmi dimenticare di non essere “una persona normale” era lo sport. Sport di ogni genere e in ogni momento dell’anno, e spesso con risvolti agonistici.

In tanti anni di attività sportiva non ho vinto quasi nulla, perchè riuscivo molto bene in quasi tutto ma benissimo in niente… così ho corso in moto, con gli sci e con il surf, ho fatto gare di aerobica e poi ho scoperto la danza e infine la corsa, per qualche anno in pianura ed ora in alta montagna.

Non ho vinto quasi nulla (tranne il disagio), ma mi sono divertita un sacco… però dovrei usare il maschile, soprattutto per quei 15 anni di corse in moto quando, ricoperto di fango e polvere al termine di una gara, potevo certamente essere considerato un ottimo campione di essenza maschile d.o.c.g… (che era esattamente quello che cercavo di sembrare)

Dal pensiero di zio Magenta – maggio 2004

(dedicato a tutt* noi)

educare in modo standard implica di per se’ violentare la natura di un essere umano.

si modifica si snatura la indole del figlio convinti di farlo per il suo bene e per quello della societa’.

tale convinzione – di agire in nome di qualcosa d’altro – serve ad evitare di ragionare, serve ad evitare di chiedersi il senso di cio’ che si fa.
in assenza di un ragionamento ad hoc si educa in modo standard e si fanno danni irreparabili, visto che la vita e’ una sola.

il sesso e’ una delle caratteristiche della persona, ma vale come tutte le altre. e’ demenziale arbitrario e criminale impostare la vita altrui in base alle caratteristiche sessuali che possiede.

aspetto che diventi un reato.
maschio significa solo una cosa (pene) e solo quella, idem femmina. punto. tutte le altre considerazioni sono inventate. non e’ possibile insegnare a qualcuno ad essere maschio o femmina, come non e’ possibile insegnare ad essere alto o basso, grasso o magro e ad avere gli occhi verdi.

le caratteristiche stabilite dalla natura non si insegnano, casomai si apprendono.
ultimamente e’ diffusa la moda di insegnare al maschio il comportamento e la immagine <>, alla femmina quelli <>.

benche’ i comportamenti e le immagini degli esseri umani siano svincolati da caratteristiche come altezza peso colore occhi capelli eta’ sesso ecc.
quando un essere umano maschio sente che essere <> (cioe’ incarnare una precisa immagine ed un altrettanto preciso comportamento, stabiliti da questa cultura idiota) non fa per lui, fa riferimento ai propri comportamento ed immagine desiderati.

nel mondo animale questa complicazione non ha riscontro quindi i paragoni sono fuori luogo. tra esseri umani ed animali si possono fare paragoni basati su fisiologia e morfologia – per esempio – mentre il nostro discorso verte sulla cultura.

la cultura e’ tutto. cosi’ modificabile e manovrabile dovrebbe servire tutti invece serve pochi ed asserve molti.
nonostante tutta la educazione che si possa subire, prima o poi il comportamento che si desidera assumere, e la immagine che si desidera avere (i quali possono essere molteplici e scomparire e tornare nel corso della giornata o degli anni), erompono.

– varrebbe la pena prima o poi di ragionare sul tempo. nella transgender sicuramente il tempo e’ misurato in modo diverso da altrove – comunque quando erompono i desideri e si rivelano difformi da quelli accettati dalla cultura, appare evidente come la persona sia stata educata ad agire in un modo che la rende infelice. ci si rende conto che la propria vita e’ stata impostata – e irrimediabilmente vissuta – in base a criteri estranei alla propria natura, stabiliti da estranei. dai genitori, gli estranei dei quali ci si fidava di piu’. il vero pacco

il problema e’ del padre non del figlio. e’ il padre che e’ convinto che esistano due ruoli. il figlio non immagina nemmeno di dover recitare solo una parte, precisamente quella scelta da suo padre che fa il regista.
se almeno il padre fosse il vero regista, e non fosse incatenato ed asservito alla cultura vigente, ci sarebbe la possibilita’ di inventare nuovi ruoli, magari ad hoc per la personalita’ del figlio.
invece qui la regia e’ automatica, impersonale, sociale.

mi capita di assistere alla organizzazione di corsi di formazione.
gli organizzatori – splendidi, convinti di essere evoluti – durante la creazione delle aule considerano anche il sesso delle persone.

l’ultima volta che ho assistito a questo attentato ho suggerito di considerare anche altezza peso colore capelli e occhi cosi’ le aule sarebbero state ancora piu’ equilibrate.
perche’ l’obiettivo di questi stupendi educatori in equilibrio sul nulla e’ creare <>.
hanno proseguito dandomi del provocatore…