lettera a Costanzo

Padova, 13 Gennaio 1999

Egregio dott. Costanzo,
sono un ragazzo di 37 anni, di Padova. Vivo una vita molto normale, ma con una componente un po’ insolita: sono uno dei moltissimi uomini che amano indossare abiti femminili, e che vivono la loro esistenza muovendosi – a volte arditamente – lungo quella linea di demarcazione immaginaria che nella nostra società sembra dover necessariamente dividere in modo netto il mondo femminile da quello maschile.

Sono uno dei moltissimi uomini che, indossando abiti femminili, non cercano situazioni estreme, avventure erotiche, sesso facile e/o alternativo, ma semplicemente cercano, e fortunatamente spesso trovano, loro stessi.

Ho deciso di scrivere perché, a differenza di molti miei ‘colleghi’ (scherzosamente chiamate ‘sorelle’) vivo questa condizione con grande felicità, e considero le mie evidenti e fortissime componenti femminili come qualcosa di estremamente prezioso…è qualcosa di cui una volta mi vergognavo, mentre oggi vado fiero. Da quando ho imparato a rispettare ed amare la donna che c’è in me, credo di essere diventato un uomo migliore.

Ho capito che l’eventuale componente femminile di un uomo potrebbe e dovrebbe trovare un suo spazio riconosciuto tanto quanto lo trova quella maschile in una donna, e che probabilmente su questo punto si giocano alcune delle grandi difficoltà di molte coppie moderne: questa donna evoluta, che ha imparato ad essere anche uomo senza rinunciare alla sua femminilità, si è ampliata moltissimo, ed avrebbe bisogno di un compagno altrettanto ampio. Qui però devo frenare, sto andando fuori tema: non sono certo uno studioso di comportamenti sociali, né sono qualificato per parlare di queste cose, e non sto scrivendo per questo…

Scrivo perchè avrei semplicemente piacere di raccontare un po’ la mia storia: vivo questa particolare dimensione con grande emozione e trasporto, e da essa sto imparando moltissimo. Mi piacerebbe poter dare il mio modesto contributo perché ci sono molti ragazzi come me, spesso sposati, spesso legati alla loro compagna ed ai loro figli come qualunque altro uomo, molto spesso, come nel mio caso, neppure lontanamente attratti, nonostante le loro minigonne, da altri uomini (non per criticare l’omosessualità, ma per sottolineare come questo luogo comune – ovvero che un uomo vestito da donna debba necessariamente essere attratto dagli uomini – sia del tutto sbagliato, almeno nella stessa misura in cui è sbagliato pensare che gli uomini siano tutti attratti dalle donne), che non hanno avuto la mia stessa fortuna, di capire che ognuno di noi ha il diritto, ma vorrei dire il dovere, se può, di vivere la sua vita nel modo che sente più vero e giusto, e di lottare per questo; e che soffrono quotidianamente, ed in silenzio, convinti di essere degli sfortunati, e convinti del fatto che consentire degli spazi maggiori alla loro femminilità vorrebbe dire rinunciare per sempre al loro lato maschile (ed a tanto arrivano, molto spesso) mentre invece esistono delle possibilità diverse… che non hanno capito che si può essere felici anche così.

Continuerei volentieri, e racconterei di come, attraverso Internet, in questi ultimi due anni abbia potuto conoscere moltissime ‘sorelle’, e con loro e grazie a loro abbia scoperto di poter uscire, di poter vivere la mia vita anche al femminile, di andare a cena fuori, o in discoteca… proprio come una ragazza qualunque…

Preferisco però fermarmi qui, perché non so se l’argomento sia di suo interesse, e se le potrebbe far piacere un eventuale approfondimento; del resto anch’io, ora, mentre scrivo, non ho ancora capito se, quand’anche ne esistesse la possibilità, parteciperei senza esitazione ad una delle sue serate; in ogni caso, se interessasse, sarei felice di poterne parlare.

Cordialmente
Augusto Battaglia